Le mamme dei Giardini Cavour

Uno squarcio di cosa mi aspetta. E’ fantastico ma del resto un post avvocatolese difficilmente delude!

AVVOCATOLO

shutterstock_71410099[Prima che mi lincino, specifico che esiste davvero un gruppo che si chiama “Mamme dei Giardini Cavour” ma non ha nulla a che vedere con questo post, puro frutto di fantasia]

Mia moglie mi manda un messaggio.

Mi chiede di compiere un sacrificio decisamente disumano, durante la sua assenza.

Le rispondo implorandola, dichiarandomi disposto a qualunque supplizio, tranne quello che mi ha appena chiesto di subire.

Le offro di dipingere le pareti di casa. Anche quelle della facciata del condominio, interna ed esterna, in modo da fare pendent. Usando secchi e secchi di vernice tossica impermeabile e la mia lingua come pennello.

Le offro di imparare l’uncinetto e realizzarle un corredo intero, riproducendo fedelmente le collezioni Armani Junior, per il nostro piccolo bimbo, dai suoi 6 mesi fino ai suoi diciott’anni.

Le offro di portarla in spalla attraverso il deserto del Mojave, fin sulle colline di Hollywood.

Le offro di farmi…

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Latitanza

La mia latitanza è dovuta ad un lapsus del cervello.

Il classico apatico momento in cui avrei da scrivere ma il “foglio” rimane bianco.

Ieri ho anche cancellato, in un certo senso, la pagina faccialibresca che avevo creato, perché onestamente e realmente non aveva un senso, diciamolo via. Forse gliel’ho trovato oggi: leverò la pubblicazione dei post di wordpress dall’account personale e li dirotterò su una pagina ad hoc, nuova.
Una pagina che non abbia pretese. Come la scrivente.
Si perché questo è un periodo insofferente; un’insofferenza sofferta silenziosamente in un angolo sperduto di un Io che vive ogni giorno con contraddittoria, allegra, ottimista costanza.
– Tutti hanno pensieri per la testa, non sei certamente l’unica o ultima ad avere la Luna storta.
– Io non ho affatto la Luna storta, io semplicemente sto vivendo spensieratamente con cognizione sull’altra faccia che le appartiene. Non necessariamente piena di luci vibranti ed entusiaste, ricche e prodighe di giustificazioni per tutto quello che accade e vive al di fuori della propria porta di casa.
Io e lo ripeto ancora, io, io, io. Io adesso ho i piedi su una lastra di ghiaccio che naviga fra gli altri pezzi distaccati in un lago ghiacciato, osservando la deriva e riflettendo, chiedendomi quanto tempo rimarrò con i piedi lì sopra, senza trovare volutamente alcun punto di contatto con gli altri frammenti che galleggiano. Il mio è sorretto dal cinismo, dall’intolleranza, dall’individualità che ammette soltanto poche anime accanto.
Questo è il periodo in cui vedo anche quello che normalmente ignoro, scansiono come un radar gli occhi ed i visi della gente e loro malgrado (e mio malgrado) ci leggo attraverso, senza restare imbambolata davanti alla falsità dell’apparenza che dedicano agli altri.
– E’ un periodo passerà.
– Chiaramente si. Ma quando un periodo sarà passato ed io sarò ancora sull’altra faccia della Luna, ti prego Coscienza mia, non venirmi a rompere i coglioni.