Pensieri e parole

Iniziamo col dire che questa non è propriamente una buona giornata.

Sto notando intanto la modifica che la piattaforma ha fatto all’editing dei post e a prima vista, devo dire, non mi dispiace affatto. Fa molto più desk. Si.

Ho tanti pensieri che mi gravitano nella testa, il primo dei quali è tutto per mia madre che a metà settimana scorsa è stata operata alla mano destra. Stamattina doveva fare la prima medicazione e la prima nuvola gravida di pioggia ha iniziato a smuoversi lentamente quando mi ha detto che un punto s’era allentato e perde sangue, perchè non riesce ad evitare a volte di usare le dita, anche per mettersi le calze. Mio padre dovrebbe aiutarla ma evidentemente non può essere sempre presente. Dovrei essere presente io, certo. E non posso. Non posso perché sono a seicento e più maledetti chilometri di distanza, vorrei prendere il primo aereo e non posso perché la bambina al momento per altri motivi non può viaggiare e dovrebbe venire con me.
C’è una persona che le offre un validissimo aiuto ma, come prevedevo, non può stare lì sempre.  Ma lei è una donna forte, continua imperterrita ad andare da sola a fare la spesa: “no, mica porto tante cose, poche, con la mano sinistra”, il che tradotto significa che qualche chilo lo riesce a portare.

La consolazione è che a quanto ho capito, la prossima settimana le tolgono i punti e hanno intenzione di tornare su.

Sono preoccupata.

Non solo per questo. Non solo per un altro paio di cose.
L’altro ieri sera la paranoia acuita dal preciclo s’è manifestata. Affacciandomi dalla cucina noto una figura stesa in terra, di fronte al balcone, sotto un cancello nella strada privata che costeggia il mio palazzo. E’ di schiena, pare dormire e con le luci fioche non riesco a carpirne fattezze. Non mi sembra tuttavia un clochard così allerto il marito, pensando che magari è qualcuno della zona bisognoso di aiuto. Osserviamo e quello non si muove. Proviamo a fare rumore con le serrande ma niente. Vorrei portargli almeno una coperta, chiamare un soccorso, fare qualcosa ma mentre mi allontano per andare dalla bambina, lui mi dice che si è mosso. Dopo un bel po’ si alza, silenziosamente ne seguiamo movimenti spostandoci sull’altro balcone che versa sulla strada principale e vediamo che attraversa e si ferma a chiedere ad una coppia di accendere la sigaretta, per poi ritornare a stendersi dove stava prima, fumando.

Ha i pantaloni larghi bianchi, di quelli che in vita hanno l’elastico, una giacchetta un po’ rigonfia sopra una casacca forse trasandata, la pelle olivastra ed i capelli scuri e mossi. Non è un clochard. Non è nemmeno della zona. Sembra aspettare, tornando a distendersi sotto al cancello. E proprio sotto le mie finestre deve aspettare questo!

Decidiamo di ignorare la cosa quando dopo un po’ sentiamo gridare un uomo, come se inveisse. Torniamo a guardare e c’è un’ambulanza, che evidentemente è stata chiamata da qualcuno, con l’addetto che sta scrivendo qualcosa probabilmente sul rapporto della chiamata. Il tipo è arrabbiato, incomprensibile in quello che dice e ancora se ne torna sotto il cancello. L’ambulanza se ne va. Mi sale l’ansia. Dopo nemmeno dieci minuti arriva pure una volante. Ancora invettive semi comprensibili ed il poliziotto dice: “la gente si preoccupa, pensa abbia bisogno di aiuto, vada giù da quella parte, a sinistra c’è un bar e…” e non ho capito cosa, ho solo visto il tipo abbastanza seccato che tornava sulla strada principale, scendendo dove gli avevano indicato. Non è tornato.
Ma l’ansia che facesse esplodere qualcosa sotto le finestre dove dormiamo con mia figlia ha continuato a devastarmi. Esagero? forse. O forse no.

Una giustificazione però ce l’ho: stamattina mi è venuto il ciclo.

 

 

 

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26 thoughts on “Pensieri e parole

  1. Brutto questo post. Brutta la sensazione che trasmette, brutto pensare che non sia un caso, che sia una piccola vittoria di quei codardi…brutto brutto, niente like. Ovviamente, si intende, in senso simbolico! Ciao Pulciona

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  2. tesoro … è ……. è è … mmmmmm :-/
    ho letto per mail e son venuta qui, unico gesto che posso fare. Inutile dirti mi spiace né che son sensazioni e stati d’animo che conosco bene, che ho vissuto e che comprendo a fondo …. però è questo il motivo per cui sono qui!
    E sai dove trovarmi per uno sfogo se a qualcosa può servire .. un bacio grande.

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  3. Si, è una brutta atmosfera quella che ci stanno facendo respirare ed è un peccato perchè purtroppo si conoscono i colpevoli ma a quanto pare non si può far nulla perchè i veri colpevoli di tutto ciò sono intoccabili…

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    1. Il problema è che avevo paura anche prima, prima di Parigi e delle notizie attuali. Perché è vero quando alcuni dicono che di gente ne sta morendo da un bel pezzo solo che non ha fatto notizia. E vivendo a Roma, tu mi capirai, la paura striscia anche nel subconscio. Solo che si va avanti, senza farsi affossare psicologicamente. Ciò non vuol dire che sia scomparsa. Faccio solo finta che lo sia.

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      1. Ormai la paura ce l’hanno innestata nella mente, Ottavia…certe manifestazioni di violenza estrema servono per tenerla viva e ricordarci che siamo costretti a vivere in un mondo di paura. Perché la paura inibisce l’iniziativa, blocca il fiorire delle coscienze e delle idee, stendendo un velo cupo sull’esistenza di tutti che quindi sono costretti a cercare solo un posto in cui difendersi… la paura rende schiavi…

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  4. Oi… Mannaggia guarda che sensazione… Mo mi dispiace scriverti ora e farti tornare indietro ma ho letto ora… Che se non riesco a legger man mano poi mi rimetto a paro… I miei abitano a san giovanni…. Io ora sto a bagni di tivoli.. Una mia amica mi ha scritto un mex parlando di un silenzio assordante in giro x roma… Questa è. La loro. Vittoria… Ma tanto non ci possiam fare nulla… Ti. Posso mandare un abbracciotto?

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