Evoluzione TAG 2015

Ed eccoci qui con un nuovo tag!

Trattasi di: Evoluzione TAG 2015 e partirei subito con le regole:

  • Dichiarare chi ha inventato il TAG (https://cix79.wordpress.com/).
  • Ringraziare chi vi ha nominato: Grazie Neogrigio!
  • Nominare ed avvisare UNA o PIU’ persone che ritenete adatte a far evolvere questo TAG in meglio.  Che la fantasia e la creatività sia con voi!
  • Cambiare totalmente uno dei prossimi 3 punti sottostanti a vostro piacimento, trasformandolo in qualcosa di vostro, di unico, indicando appunto chi ha inventato il nuovo punto in modo da capire che strani giri ci saranno.

Via!

  1. Arriva da voi una strega buona, che vi dice che siete in pericolo e per la vostra salvezza vi deve trasformare in un animale e dovete rimanere in quello stato per almeno un mese, però potete scegliere voi il tipo di animale… Quale scegliereste? (di Iris & Periplo Blog)Vediamo…io direi  una civetta! Le adoro.
  2. Inventate una storia di fantasia, di poche righe e con finale a sorpresa (di Neogrigio):

“Era una notte buia e tempestosa…”

“Eddai smettila!”

Olga si lasciò andare in una risatina mentre Sofia si pucciava sotto le coperte, tirandosele doviziosamente sotto il naso e guardando di sottecchi a destra e a manca per controllare chissà che cosa.

Non mi dirai sul serio che hai paura?“, chiese Olga, puntando il gomito destro sul materasso per sollevare lo sguardo verso la compagna di stanza .

Non è che ho paura“, ribatté quella, millantando un tono velato di scarsa convinzione, ” è che i temporali non li ho mai sopportati, soprattutto quando sono così…così…mh, accaniti. Ecco si – il tono adesso era più convinto – accaniti“.

Ma va…“, la canzonò Olga, mentre allungava la mano sinistra alla lampada sul comodino, provando ad accenderla ancora, senza successo. “Mi sa che rimarremo senza luce ancora per un bel po’ “. E con uno sbuffo si lasciò andare di nuovo sul letto, portando le dita ad intrecciarsi dietro la testa, sul cuscino piegato in due, per farlo più alto.

Il silenzio che era calato tra le due compagne di stanza lasciava spartito bianco alle note tuonanti del tempaccio che imperversava fuori, illuminando a tratti il buio con i lampi quasi abbacinanti che parevano sferzare la pioggia per fenderla con spavalderia prepotente.
La luce era saltata da almeno un’ora e loro, strano a dirsi, non avevano nemmeno una candela di conforto.
L’atmosfera del vecchio collegio non aiutava, soprattutto Sofia. Olga invece se ne stava tranquilla, ogni tanto giocherellando con una ciocca di capelli che, come fili sottili di pece, sembravano formare arabeschi di ragnatele sul candore impeccabile della fodera.
Erano diventate compagne di stanza per caso. Fino a quel momento, Sofia aveva abitato la stanza da sola, in quel collegio dove soleva trascorrere ogni inverno, finché l’estate non avrebbe ricondotto i suoi giorni alla casa paterna, perennemente vuota poiché i genitori erano sempre via per i loro viaggi di lavoro.
Sembrava una ragazza tranquilla, una sedicenne con tutti gli attributi del caso, con i classici tumulti interiori dettati dal cuore. Una bambola di porcellana chiusa in una scatola dorata, foderata di sogni e di silenzi, in placida attesa di un gioco entusiasmante.
In quel silenzio gli occhi nocciola, leggermente a mandorla, fissavano il nulla accanto a sé, di tanto in tanto tacendo un sobbalzo sul pallore espressivo per il fragore di un tuono inatteso. Si rigirò fra le coperte, scostando dal viso i capelli biondo cenere e cercando la figura di Olga sul letto accanto, separato dal proprio da un comodino stile Luigi XV.
Olga sembrava molto diversa da lei. Quell’espressione un po’ sfacciata, contrasto alla sua così ingenua, incorniciata da capelli tanto scuri da pensare che il loro colore fosse stato rubato alle sfumature della notte più nera; occhi grandi e furtivi, che sembravano stanarti quando incrociavano i tuoi, annegati in un’acquamarina dalle sfumature sì mutevoli e vivaci da parer rubate agli abissi marini più inaccessibili.
Se ne stava tranquilla, al contrario suo, a fissare i vetri della finestra di fronte a loro, solcati dai rivoli lacrimosi della pioggia battente.

Stanotte è Halloween“. Mormorò all’improvviso, prima di volgere lo sguardo verso Sofia.

Già. Ma… – tentennò per un attimo – tu come mai sei qui? cioè…nel senso, di solito ad anno iniziato non arriva nessuno, le Suore non transigono su questo. Come mai tu si?“. La sua espressione era così ingenuamente sincera che provocò nell’altra un sorriso di tenerezza.

Io si“. Si limitò a rispondere. “Dimmi un pò…“, l’espressione sfumò in un sorriso volutamente provocatorio, quanto beffardamente sornione, ” lo sai che questa è la notte in cui i Morti tornano a camminare fra i vivi?“.
Silenzio. Sofia soffocò un piccolo gemito a labbra socchiuse mentre lo sguardo piano piano impallidiva sempre più.

Non ci credo a queste cose“, distolse lo sguardo, ” sono solo favolette per ragazzini“.

E se io invece fossi morta? e fossi qui per entrare nel tuo corpo e provare ancora una volta l’ebbrezza dell’essere viva?“. Scivolò fuori dalle coperte mentre non guardava e complice il buio si accovacciò al bordo del letto, all’altezza del cuscino di lei, viso vicino al suo.
Poi ancora un tuono e quando il lampo del successivo illuminò la stanza, Sofia sobbalzò, girando di scatto nuovamente lo sguardo in direzione di Olga, imbattendosi improvvisamente ed inaspettatamente con i propri negli occhi ferini di lei. Gridò. Il cuore accelerò i battiti rincorsi dalla paura pura, la stessa che ne colorò espressione mentre quella di Olga si scioglieva in una sonora risata.

Shhh…zitta! Altrimenti ci ritroviamo in camera un plotone di suore! E comunque non devi avere paura della Morte. In fondo é solo un’altra vita. Dipende dai punti di vista.”

Sofia si rizzò seduta sul letto ed istintivamente la spinse via con le mani: “Sei una stupida! Vuoi fare morire me, ecco che vuoi!” . Avrebbe pianto se l’orgoglio non avesse trattenuto le lacrime fra le palpebre ma poi vedendola lì col fondoschiena per terra a ridere, si fece trascinare e prese a ridere anche lei.

Stupida!“, mormorò fra i denti ancora una volta, portandosi la mano al cuore. Olga si alzò e frugò nell’ultimo cassetto del comodino in cui aveva riposto pochissimi oggetti personali. Prese una lettera e gliela lasciò sulla coperta, arretrando poi verso la finestra scivolando i polpastrelli della mano destra sul vetro, sbirciando dapprima fuori poi tornando a voltarsi verso di lei.

Sono arrivata da poco è vero ma non rimarrò molto“. Disse sorridendo, come volesse riprendere la domanda della compagna di stanza che prima aveva stroncato. Nel frattempo il rumore sordo di passi veloci dal corridoio indusse Sofia a saettare lo sguardo verso la porta. “Leggila dopo che loro se ne saranno andate“, aggiunse.

Eh?” Sofia fece in tempo a far sua la busta chiusa lasciata sulla coperta e a carezzare con gli occhi la figura di Olga, lambita dalla penombra che un lampo infranse contro la sua figura che due suore irruppero nella stanza, inducendola a donar loro attenzione.

La luce delle due lanterne, che alzarono ad altezza sguardo, vagò inquisitoria nella stanza. Nascose la lettera fra le mani e si affrettò a dire: “Scusate, non volevamo svegliarvi! E’ che i tuoni mi hanno spaventata e…“, una delle due suore, quella più bassa e pasciuta, disse all’altra : “Che cosa sarà stato?“, l’altra, avvicinandosi alla finestra per controllarne chiusura rispose: “La finestra è chiusa, non saprei. E di certo questa povera Anima non s’è mossa“. Si avvicinò al letto di Sofia, abbassando la lanterna per lasciarla sul comodino, si fece il segno della croce e sospirò. Notò il cassetto aperto e si chinò per richiuderlo ma prima di farlo, curiosò le poche foto che c’erano dentro. Ne prese una, che ritraeva una coppia assieme ad una bambina bionda di pochi mesi in braccio alla madre ed un’altra donna con gli stessi capelli neri dell’uomo. Sospirò ancora mentre la osservava: “Prima la sorella poi la figlia. Pover’uomo“. La ripose, prima di voltarsi verso l’altra e mimare il gesto con la mano di andar via. Quando la porta si chiuse Sofia cercò Olga con lo sguardo ma non la trovò. Lo sguardo ancora pallido e muto, scivolò sulla lettera che aprì tremante. Poche righe, con la data del giorno prima:

Gent.mi Sig.ri Orsini,

ci duole richiamare la Vostra ill.ma presenza a cospetto di questo Collegio.

Vostra figlia Sofia questa mattina è venuta a mancare.

La sottoscritta Madre Superiora si è premurata di richiedere immediato intervento medico ma pur tempestivo, non c’è stato alcunché da fare, il cuore non ha retto.

Alleghiamo alla presente missiva il referto medico.

Che il Signore Iddio l’abbia in gloria.

Vivissime condoglianze.

Suor Celestina

* * *

Era una bambola di porcellana chiusa in una scatola dorata, foderata di sogni e di silenzi, in placida attesa di un gioco entusiasmante, se il cuore non l’avesse condannata ad attendere per sempre.

3. Una domanda probabilmente molto scontata: se vinceste al superenalotto o comunque in generale una cifra da capogiro che ci campa pure la generazione dopo la vostra, che fareste? (La Pulciona Vagabonda)

Io mi aprirei il ristorantino di cui parlavo qualche tag fa, regalerei un pò di soldi ai miei, un pò li metterei in qualche paradiso fiscale (scherzo), in banca (sarebbero talmente tanti che me possono pure tassà), farei molta beneficienza e aiuterei chi ne ha veramente bisogno, al di là della beneficienza.

Nomino:

BUON DIVERTIMENTO!

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12 thoughts on “Evoluzione TAG 2015

  1. Allora io rispondo al tag benché la padrona di questo INSULSO blog (dico insulso perché non mi ha nominato, ovviamente, in realtà è fighissimo e rosico perché è molto più bello del mio che quantomeno ma non solo esteticamente fa cagare) dico….rispondo al TAG BENCHE’ SPUDORATAMENTE SNOBBATO dalla pulciona:

    1) Animale, ma che domande, IL RICCIO! Almeno per un mese nella vita…dico….se semo capiti;

    2) C’era una volta una pulciona cui qualcuno chiese di inventare una fiaba DI POCHE RIGHE. Lei quindi scrisse, con le dovute proporzioni, una fiaba lunga quanto otto romanzi russi di poeti morti suicida dopo esser stati torturati dal regime. Ma la fata madrina mise un commento che compensò in brevità, per cui vissero tutti felici e taggati.

    3) Scrivi il più bello, romantico, eclatante, totalitario, altruista e generoso atto d’amore che hai mai compiuto per una donna: MOLLARLA.

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  2. C’è una frase che ripete da che sono nata mia nonna: e c’amma fa’, amm a chiagnere? E altrettanto spesso: iih ma tu si pazz’ pizziri’. Chiappatill a mela va. Poi per il resto coi dialetti non me la cavo benissimo, indi per cui (con tanto di indice alzato) non credo di saper parlare in napoletano ma ca si nu puoco strunz’ te lo vuolisse a dicere cu u ccore. Ovvero con affetto.

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