Pensando, così, sparsamente.

17,25.

Silenzio.

Solo mezz’ora fa mia figlia pensava di essere Attila, lo rre degli rre.
Allora io, sfiancata, l’ho lavata, pettinata e messa (in gabbia, diciamolo, ogni tanto s’ha da fare) nel lettino con la tv accesa finché non mi fossi preparata anche io, per portarla al parco giochi, prima che smontasse casa.
Torno in camera dopo dieci minuti, insospettita dal silenzio e lei che fa? dorme. Un sonno tanto luculliano e pacifico che é un peccato svegliarla.

Tra un’oretta la sveglio comunque e al parco giochi ce la porto, almeno si stanca un po’ e stasera si addormenta ad un orario decente.

Mi concedo due dita di southern comfort e sono qui nello studiolo a godermi la pace ma di pace il cervello non vuole saperne.
Mi sento strana. Ho guardato sul calendario se fosse la sindrome premestruale ma mi sembra prestino. Sarà il caldo che fiacca pure gli ormoni, fatto è che si sentono strani pure loro.
La mia sensibilità è a mille, non posso nemmeno vedere il post su un gattino morto di un blogger che seguo che mi viene da piangere.
Eppure dovrei essere contenta. Caspita, dovrei proprio. Domani avrò la mia agognata cucina col pavimento a scacchi e mancherà solo il pannello con la gigantografia di Elvis a renderla perfetta.

[conversazione con un amico]

Sguardo ambiguo e insinuante – Massonica. –
Inarcamento di sopracciglio sinistro – E perché? –
– Dai, il pavimento a scacchi…ndò sta la spada templare? –
– Ti sembro una dei Templari forse? –
Sguardo ammiccante – No, però hai fatto la stanza come una di quelle dei posti massonici –
– Mbè? Lo fa Gaudì mo non lo posso fare io? E poi se guardi il soffitto è bianco, non c’è mica una volta stellata. E soprattutto, templari e massonici non sono la stessa cosa, viaggiano su due corsie parallele. –
– E quindi? –
– E quindi è solo questione di essenza e sostanza. –
– Cioè? –
– Lascia stare. –

Incomprensione.

Tento di ignorarla con l’arte della finzione ma ultimamente non ci riesco.

Come se i piedi non poggiassero sul terreno ma sulla superficie liscia dell’inesistenza, pur producendo rumore nel camminare.
Un varco esistenziale in cui gli occhi vedono ma non guardano, e scorgono anche me, intenta a tenere l’equilibrio su un filo sottile, funambolo nella mia vita stessa.
Ovunque possa guardare.
Le parole non hanno profondità, illudono, come un muro di cartongesso, le apparenze millantano sostanza, in una facciata in cui si scorgono inevitabilmente imperfezioni di riflesso d’essenza.
Bisogna stare attenti a ciò che si dimostra d’essere.
Bisognerebbe essere capaci di bandire la capacità e la volontà di cercare oltre, pur consapevoli che quell’oltre ti sfiora, per non sentirsi estranei al mondo.

Bisognerebbe.

Ma ultimamente faccio fatica.

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14 thoughts on “Pensando, così, sparsamente.

  1. Wow che post! :-O Io credo che la (non) soluzione a questo tuo stato d’animo si trovi proprio nel pavimento a scacchi che, senza alcun ombra di dubbio è massonico ahah; ma qualcosa rappresenta (oltre a essere immensamente cool 😀 ). Ma ce lo metti davvero Elvis?

    Pulciona… ci salverà la musica. E’ sempre così, tra un raggio di sole e la prossima ombra. Non piangere…

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    1. Certo che ci metto Elvis:p sono solo indecisa fra uno scatto di jailhouse rock e un’altra ma credo optero’ per la prima perché oltre ad essere bianca e nera, in questa Elvis ha la maglia a righe ed il contrasto mi piace.

      Senza Musica l’anima non avrebbe ritmo. Lo so che non devo piangere ma viene da solo -.-

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  2. Pulciona, solo te parole: sei un mito!! 😀 Che dopo fai vedere com’è venuto?
    (lo so che viene da solo… a me passa coi Led Zeppelin 😉 )

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      1. Mi sa di si, è anche una delle mie preferite; Mi ci faccio i viaggi e quel sole mi è sempre rimasto impresso come se fossi stato lì per davvero: “all I see turns to brown, as the sun burns the ground
        And my eyes fill with sand, as I scan this wasted land”.

        Intento mentre ti scrivo Oingo Boingo dice che lui è il Walrus… XD

        Liked by 1 persona

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