Pronto? Buongiorno, le farò un’offerta che non potrà rifiutare.

Se avessi dieci centesimi per ogni telefonata che ho ricevuto nell’ultimo mese di giugno dai call center (ovvero contact center per essere precisi), a quest’ora avrei messo da parte un bel gruzzoletto.
Centri chiamate, incaricati dalle aziende, che reclutano persone per proporti qualcosa per la quale, se tu avessi interesse, ti saresti già informato.

I servizi offerti da questi centri chiamate si suddividono sinteticamente in “inbound” e “outbound”.
Alla prima categoria appartengono i servizi di customer care ed help desk, utilissimi per il cliente, alla seconda appartengono i servizi del famigerato telemarketing e promozione.
Ora, nulla in contrario alla loro esistenza, se ormai i servizi outbound non avessero oltrepassato di gran lunga la linea di demarcazione che esiste fra il proporre offerte a scopo anche informativo e lo sfracanarti le balle con una violazione della privacy da record.

Ho contato le chiamate dalla Vodafone negli ultimi due mesi, così per diletto masochista, e sono più di una novantina (non contando quelle dei mesi precedenti) ma adesso miracolosamente non ne ricevo più; sto contando quelle della Telecom, tutte da numero privato, dell’ultimo mese e sono già con le dieci di luglio, una sessantina.

Inizio seriamente a non poterne più.

Soprattutto quando un’operatrice della Telecom, alla mia obiezione sulla estremissima scortesia di una sua precedente collega, mi risponde malamente: “che mi frega della mia collega, adesso la chiamo io quindi mi ascolti“. E glisso sul prosieguo.

Ammetto che questa telefonata sia stata la classica goccia che ha fatto non traboccare ma straboccare il vaso.

Premetto che non sono mai scortese con chi chiama perché comunque è pur sempre un lavoro che fanno per evidente necessità (ti pagano due lire e se vuoi guadagnare qualcosa di più devi chiudere contratti), al contrario la scortesia la ricevo tutta io spesso e volentieri, tanta da risultare ben chiaro il concetto dello stress e della disperazione da parte di queste persone che dell’utilità del servizio che offrono se ne fregano, in quanto l’obiettivo principale è procurare contratti, indipendentemente dall’interesse altrui.

Quando il giorno dopo dalla telefonata maleducata mi hanno ricontattata dalla Telecom, sono stata fortunata perché chi ho trovato dall’altra parte del filo era una signora molto cortese; le ho spiegato che, se prima non avevo interesse per le offerte della sua azienda per motivi insindacabili ovvero che mi trovo benissimo col mio attuale gestore, adesso ancora meno, grazie alla mancanza totale di professionalità e aggiungerei anche di furbizia, di una sua collega.

Lei alla fine mi ha informata sul Registro delle Opposizioni, cosa che dovrebbero fare tutti gli operatori per legge e avendolo scartato perché la mia iscrizione sarebbe inutile, non comparendo sugli elenchi telefonici, mi ha suggerito, per ovviare almeno alla scortesia di alcuni suoi colleghi, di chiedere l’identificativo codice dell’operatore che chiama, identificativo che dovrebbe essere dichiarato obbligatoriamente all’inizio di ogni chiamata, perché con quello posso sporgere reclamo all’azienda stessa che valuta il comportamento negativo di chi assume.

E mentre scrivo riecco una chiamata da privato.
Telecom.

Anche stavolta ho chiesto cortesemente di cancellare il mio nominativo dalla lista delle chiamate in uscita e la signorina mi dice che questo non lo può fare. Ma come non lo può fare! DEVE farlo, la verità è che le hanno detto di glissare e alla peggio chiudere la comunicazione; salvo il fatto che l’operatore non possa che limitarsi alla mera segnalazione della richiesta di cancellazione, nel caso in cui sia alle dipendenze di un’azienda non direttamente ma questa è un’altra storia che sottolinea la ramificazione ormai quasi non più arginabile del fenomeno call center.

Dice però che mi può dare un numero: 800265265 ma quando mi riferisce che è il registro delle opposizioni abbandono la penna e le dico che è inutile chiami perché “non essendo il mio numero negli elenchi telefonici, quindi chissà dove lo hanno preso visto che, ammesso comunichi il mio numero, comunico il numero mobile e MAI il fisso, non possono tutelarmi”.

Adesso sono veramente stufa, considerando che ne ho appena ricevuta un’altra di chiamata da privato.

Riassumendo:

1) Chi ti chiama per scopi promozionali, se gli viene chiesto, deve dirti da quale lista hanno preso il tuo numero (e non lo sanno perché i numeri telefonici sono caricati sul pc da cui lavorano in automatico); in realtà spesso i numeri vengono venduti dalle società stesse alle quali inconsapevolmente si è dato il consenso, per esempio compilando il documento per richiedere la “carta fedeltà” del supermercato e non prestando attenzione al fatto che si stia firmando anche per il consenso al trattamento dei dati di società terze per scopi commerciali.
Attenzione dunque, quando si compilano questi documenti, alla casella relativa al trattamento dei dati personali;

2) in base ad una direttiva (la 2002/58/CE) a partire da agosto 2005 gli elenchi telefonici servono solo per le chiamate interpersonali, salvo l’utente non espliciti il consenso alle chiamate di tipo commerciale, sebbene con le nuove leggi i dati personali forniti negli elenchi nel periodo anteriore al 1.8.2005 possano essere utilizzati ugualmente da coloro che hanno già in precedenza usato tali dati;

3) Se chiedi a chi chiama per scopi promozionali di cancellare il tuo nominativo, per legge lo deve fare (ma ti rispondono che non lo possono fare);

4) Il numero del centro servizi chiamante non può essere privato ex art. 9 del DPR 178/2010 (norma puntualmente disapplicata da qualcuno);

5) Nonostante le norme (disattese) italiane, alcuni centri servizi sono dislocati all’estero e le norme le aggirano comunque;

6) Il Registro delle Opposizioni tutela solo i numeri iscritti negli elenchi e diciamolo, nemmeno quelli;

7) Ricevo una valangata di chiamate pubblicitarie illegali dalle 8,30 di mattina fino alle 21,30 minimo con una media di 6 chiamate, se mi va bene, al giorno.

Non mi resta che inviare alla società disturbatrice una bella R/A di diffida, con tanto di richiesta di comunicazione in merito alla reperibilità dei miei dati, consapevole di aver comunicato il numero del fisso solo al mio ordine professionale con la specifica del divieto di comunicazioni commerciali pena la denuncia se la specifica viene disattesa.

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